L’«architettura del territorio» di Aldo Rossi, 1950-1970: per una teoria degli «elementi primari»

Beatrice Lampariello

Abstract


Nell’Italia del secondo dopoguerra, campagna, periferia e territorio sono i soggetti privilegiati di studi e progetti per una radicale rilettura della città che non è più quella storica, ma quella che si diffonde nel paesaggio. Edifici, quartieri e pianificazioni sono concepiti per quella città insieme a nuove interpretazioni capaci di disvelarne struttura e significati.

In questo saggio sono analizzati gli studi di Aldo Rossi tra il 1950 e il 1970 su periferia, campagna e territorio. Concentrandosi su aspetti marginalmente trattati dalla critica, sono studiati documenti inediti, disegni, saggi e progetti rivelando come le prime riflessioni di Rossi, diversamente da quanto si possa credere, non siano incentrate sul cuore della città, ma sulle sue parti in continua trasformazione, prive di regolarità e identità. È qui che Rossi indentifica forme e concetti per una interpretazione della città contemporanea dai tratti pittorici: un «corpo inseparabile» costituito da un territorio che comprende campagna con silos, cascine e ville, città con monumenti e periferie, e infrastruttura. Quel territorio è per Rossi superficie astratta su cui troneggiano permanenze vitali, o «elementi primari» secondo le sue parole, siano essi monumenti urbani, emergenze rurali, infrastrutture o città, “solides et durables” come le forme di Paul Cézanne, da cui derivare principi per la fondazione di una nuova architettura.


Parole chiave


Aldo Rossi; city; territory; «corpo inseparabile»; «primary elements»

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DOI: https://doi.org/10.14633/AHR334

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