Ricostruzione post-sismica fra mutamenti de luoghi e conservazione della memoria
Abstract
L’evento sismico del 2016 ha costituito un’eccezionalità per la vastità del territorio interessato, le peculiari caratteristiche dei centri storici danneggiati e la singolare commistione fra architettura e contesto.
L’estensione del concetto di monumento ad ambiti e dimensioni più ampi pone nuovi problemi critici ed interpretativi relativi al “senso del luogo” e richiede di conseguenza l’adozione di strumenti d’intervento appropriati, connessi alla disciplina urbanistica ed alle metodologie della pianificazione territoriale, da affiancare a quelli propri del restauro. In termini di memoria urbana, occorrerà dunque favorire un processo di ricostruzione, fondato sulla riparazione, il recupero e il restauro di quanto si è salvato dal terremoto, anche della sola “impronta” dei luoghi (piazze, tracciati viari, tipologie abitative ecc.), evitando modalità di completa demolizione e successiva ricostruzione ex novo; l’assetto viario e fondiario preesistente, documento permanente e riconoscibile, costituisce infatti la testimonianza autentica della strutturazione antropica.
La ricostruzione-traslazione dei nuclei storici minori e la contestuale, conseguente, cancellazione di segni permanenti, sottrarrebbe definitivamente ogni traccia della loro memoria evolutiva ed insieme un significativo aspetto culturale di quella regione; né varrebbe una conservazione fondata su una selezione storica poiché un nucleo urbano è, per sua natura, un presente storico in continuo divenire, carico di valori che concorrono alla definizione della sua identità.
Post-Seismic Reconstruction. Places Changes and Memory Conservation
The 2016 seismic event was exceptional due to the vastness of the territory concerned, the peculiar characteristics of the damaged historic centers and the singular commingling of architecture and context.
The extension of the concept of monument to broader areas and dimensions poses new critical and interpretative problems relating to the 'sense of place' and consequently requires the adoption of appropriate intervention tools, connected to the urban planning discipline and to the methodologies of territorial planning, to be added to those of the restoration. In terms of urban memory, it will therefore be necessary to promote a reconstruction process, based on the repair, recovery and restoration of what was saved from the earthquake, even of the 'imprint' of the places (squares, roads, housing types, etc.) , avoiding complete demolition and subsequent reconstruction from scratch; the existing road and land structure, a permanent and recognizable document, constitutes the authentic testimony of the anthropic structure.
The reconstruction-translation of the minor historical nucleuses and the contextual, consequent, cancellation of permanent signs, would definitively subtract every trace of their evolutionary memory and at the same time a significant cultural aspect of that region; nor would a conservation based on historical selection be valid because an urban nucleus is, by its nature, an ever-present historical present, laden with values that contribute to the definition of its identity.
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PDFDOI: https://doi.org/10.14633/AHR297
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Copyright (c) 2020 Valeria Montanari

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ArcHistoR è una rivista open access e peer reviewed (double blind), di Storia dell’architettura e Restauro, pubblicata con cadenza semestrale dall'Università Mediterranea di Reggio Calabria (Laboratorio CROSS - Storia dell'architettura e Restauro, dAeD - Dipartimento di Architettura e Design).
ISSN 2384-8898

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