Creatività del design di confine per spazi altri – border line apparente
Abstract
Da molti anni le aree di margine – di centri urbani di varia estensione e densità – sono studiate e valutate quali luoghi ricchi di aspetti innovativi, nati o generati spontaneamente: una sorta di sub-natura-post-confine adattata e di vita e respiro autonomo, che risulta quindi fonte d’idee e plausibile traccia per indicazioni progettuali.
Parole chiave come “vuoto”, “dispersione”, “scarto”, “margine”, “città-oltre”, “confine”, “indeterminatezza”, etc. (arrivando infine a “non-luogo”, “degrado” e “caos”) vanno considerate condizioni positive, fasi del divenire, lente per osservazioni, studio, alternative innovative e variabili dinamico-creative attraverso le quali il processo d’indagine e progetto possa acquisire dati rigenerativi.
Premesso che il sito/oggetto invecchiato, acquista significato, valore e bellezza nel tempo e nell’uso, per un valido progetto non sono necessari enormi investimenti quanto una creatività intelligente, frutto di scambio e di conoscenza, anticonvenzionale, libera, leggera e sganciata da convenzioni ipocrite.
Creativity of Border Design for other Spaces - Apparent Border Line
For many years the margin areas- of urban centres of varying size and density - have been studied and evaluated as places rich in innovative aspects, born or generated spontaneously: a sort of adapted sub-nature-post-border and of life and autonomous breath, a real source of ideas and plausible traces for design indications.
The keywords "empty", "dispersion", "waste", "margin", "city-beyond", "boundary", "indeterminacy", etc. (and at the end: "non-place", "degradation" and "chaos") positive conditions, phases of becoming, slow for observations, study, innovative alternatives and dynamic-creative variables through which the process of investigation and design can acquire regenerative data.
Given that the site / aged object, acquires meaning, value and beauty over time and in use, for a valid project, huge investments are not necessary, but rather simply require an intelligent creativity, fruit of exchange and knowledge, unconventional, free, light and unhooked from hypocritical conventions.
Parole chiave
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PDFDOI: https://doi.org/10.14633/AHR161
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Copyright (c) 2019 Cecilia Polidori

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ArcHistoR è una rivista open access e peer reviewed (double blind), di Storia dell’architettura e Restauro, pubblicata con cadenza semestrale dall'Università Mediterranea di Reggio Calabria (Laboratorio CROSS - Storia dell'architettura e Restauro, dAeD - Dipartimento di Architettura e Design).
ISSN 2384-8898

Comitato scientifico internazionale
Maria Dolores Antigüedad del Castillo-Olivares, Monica Butzek, Jean-François Cabestan, Alicia Cámara Muñoz, David Friedman, Alexandre Gady, Jörg Garms, Miles Glenndinning, Mark Wilson Jones, Loughlin Kealy, Paulo Lourenço, David Marshall, Werner Oechslin, José Luis Sancho, Dmitrij O. Švidkovskij
Comitato direttivo
Tommaso Manfredi (direttore responsabile), Giuseppina Scamardì (direttrice editoriale), Antonello Alici, Salvatore Di Liello, Fabrizio Di Marco, Paolo Faccio, Mariacristina Giambruno, Bruno Mussari, Annunziata Maria Oteri, Francesca Passalacqua, Edoardo Piccoli, Renata Prescia, Nino Sulfaro, Fabio Todesco, Guglielmo Villa
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