Le strade ferrate. Dinamiche e processi di trasformazione territoriale in Calabria

Sante Foresta

Abstract


La prima concreta iniziativa tesa a sottrarre la Calabria dal suo secolare isolamento fu la realizzazione, a partire dal 1866, della ferrovia lungo il suo versante jonico, seguita da quella sul versante tirrenico venti anni dopo, durante i quali i collegamenti con il Settentrione furono ancora garantiti, più che dalla strada postale, dalle rotte marittime sottocosta tra Reggio, Scilla, Pizzo e Scalea, preferiti anche dai viaggiatori dei secoli scorsi. A questo punto pressoché tutta la costa calabrese risultava marcata dalla linea ferroviaria, con radicali conseguenze sulla percezione del suo contesto paesaggistico: entrambe le linee ferroviarie divennero per gli stessi calabresi un formidabile strumento di osservazione di una natura incontaminata di costoni rocciosi e spiagge libere della corona di centri collinari e precollinari che vi prospettavano. E così fu quando nei decenni seguenti furono realizzate alcune linee di attraversamento interno, i cui pochi tratti superstiti oggi offrono l’unica possibilità di percepire il senso originario del viaggio sulle strade ferrate della Calabria, a fronte del diffuso degrado osservabile dalle linee costiere derivante dagli incontrollati fenomeni di urbanizzazione verificatesi a partire dagli anni cinquanta del Novecento.

Parole chiave


Calabria; strada ferrata; trasformazione

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DOI: https://doi.org/10.14633/AHR099

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ArcHistoR è una rivista open access e peer reviewed (double blind), di Storia dell’architettura e Restauro, pubblicata con cadenza semestrale dall'Università Mediterranea di Reggio Calabria (Laboratorio CROSS - Storia dell'architettura e Restauro, dAeD - Dipartimento di Architettura e Design).

  ISSN 2384-8898

    

 

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