Identità e storicismo nell’esperienza messinese: la fase manierista di Ernesto Basile

Virginia Bonura

Abstract


Messina, dopo il terremoto del 1908, diventa scena di sperimentazione architettonica, urbanistica e tecnologica in cui necessita intervenire per ricostruire l’immagine di una realtà quasi totalmente cancellata. La città diverrà teatro per le realizzazioni di alcuni dei più eminenti progettisti del periodo che, attraverso le loro opere, tentano di conferire una nuova identità a una realtà urbana che aveva perso le sue radici. Tra questi l’opera di Ernesto Basile che con il progetto della Cassa di Risparmio, i progetti di sistemazione per Piazza Garibaldi e Piazza del Popolo e i Monumenti ai Caduti, sembra volgere a una nuova fase il suo linguaggio architettonico. Con i progetti per Messina, Ernesto Basile, si avvia alla fase più matura della sua produzione, mette in atto una revisione modernista, a partire da una codificazione classicista delle sue architetture verso una stilizzazione di forme razionali che diventano chiavi di lettura degli ordinamenti architettonici da lui schematizzati, alla ricerca di quell’ordine moderno a cui aspira durante la sua prolifica attività progettuale. Nell’esperienza di Messina, metterà in pratica i principi di questo ripensamento, le sue produzioni saranno risultato di quella sintesi dei paradigmi del linguaggio modernista, a partire da autocitazioni delle sue architetture più importanti, un sentire decisamente lontano dai nuovi accademismi e da quello che sarebbe diventato l’imperante stile novecentista.


Parole chiave


Basile; Messina; Terremoto; Ricostruzione; Identità;

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DOI: https://doi.org/10.14633/AHR432

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