Palchi, cori e cantorie: l’architettura a servizio della musica a Roma tra Seicento e Settecento

Margherita Antolini

Abstract


L’attività scenografica a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo a Roma rappresenta per gli architetti una proficua fonte di lavoro e una grande occasione per entrare in contatto con una clientela nobile e internazionale. Attorno alle scenografie dei teatri romani pubblici e privati, delle grandi macchine per Quarantore e per la festa della Chinea, dei catafalchi e archi di trionfo, si sono sviluppati numerosi studi, anche grazie alla notevole quantità di quadri e incisioni realizzata ad hoc. Il lavoro dell’architetto – e della schiera di artigiani che lo circondano – si estende però ben oltre la progettazione delle macchine: in occasione delle feste si devono allestire piazze, cortili, saloni e chiese per permettere ai musicisti di esibirsi e al pubblico di partecipare secondo modalità precisamente definite dal cerimoniale.

Questo studio si propone di analizzare la costruzione di palchi e cori temporanei come punto di contatto tra prassi rappresentativa e costruzione attraverso l’analisi di numerosi esempi forniti dalle feste del cardinale Pietro Ottoboni, mecenate tra i più attivi nella commissione di spettacoli sacri e profani a cavallo tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento.


Parole chiave


Scenotecnica, palco, prassi rappresentativa, Settecento, Pietro Ottoboni

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DOI: https://doi.org/10.14633/AHR393

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ArcHistoR è una rivista open access e peer reviewed (double blind), di Storia dell’architettura e Restauro, pubblicata con cadenza semestrale dall'Università Mediterranea di Reggio Calabria (Laboratorio CROSS - Storia dell'architettura e Restauro, dAeD - Dipartimento di Architettura e Design).

  ISSN 2384-8898

    

 

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