Il paesaggio della Sicilia «muta aspetto»: i borghi rurali dal progetto utopico all’abbandono
Abstract
La Sicilia nel 1939 ricopriva il ruolo di protagonista nell’“assalto al latifondo”, programma propagandistico e politico sancito con la legge sulla “Colonizzazione del latifondo siciliano” che, stabiliva interventi mirati, contemporaneamente, alla creazione di un nuovo sistema agricolo e alla fondazione dei borghi rurali e delle case coloniche annesse al sistema di appoderamento. Inizia così la profonda trasformazione di quel paesaggio, fino adesso arido e sconfinato, in tanti e nuovi “paesaggi” siciliani.
Dagli anni Venti ai Cinquanta sono state progettate e in parte realizzate circa settanta “città nuove” (villaggi e borghi) dislocate in tutto il territorio isolano. Il borgo rurale, sia nel fascismo sia nella riforma agraria, è assunto come lo strumento attraverso il quale attuare quegli interventi per favorire l’estensione agricola, mutando inesorabilmente la morfologia del territorio e dell’assetto della società rurale.
Al riconoscimento del valore storico-architettonico dei borghi corrisponde, tranne che per pochi casi, uno stato di abbandono e di degrado, dettato dalle ripercussioni degli eventi bellici, dai dissesti idrogeologici, dai nuovi modelli economici e dalla graduale migrazione della popolazione verso le città. Effetti che hanno “trasfigurato” progressivamente i borghi (e le case coloniche) in un sistema di rovine: architetture spogliate della loro funzione e dal simbolismo per le quali erano state concepite.
Il paesaggio siciliano «muta» (un’altra volta), presentando oggi i caratteri di quella che potremmo definire un’archeologia contemporanea. Un paesaggio che ha subito e forse continua a subire gli effetti della realizzazione e dell’abbandono dell’utopico progetto dei borghi rurali.
Small Rural Towns in Sicily from an Utopian Project to the Abandonment
In 1939, Sicily played a main role in the ‘assault of the latifundium’, a propagandistic and political program sanctioned under the law of the «Colonizzazione del latifondo siciliano». This established measures aimed at the creation of a new agricultural system and founding of small towns and farmhouses annexed to the system for dividing up parcels of farmland. Thus began the profound transformation of the landscape, many until then arid and boundless, into the new Sicilian “landscapes”.
From the 1920s to the 1950s, about seventy “new towns” (villages and small towns) were designed and partly built throughout the island. Rural small towns, both in the fascist era and in the agrarian reform were adopted as the instrument through which to implement changes favouring the expansion of agriculture, forever changing the morphology of the territory and the structure of Sicilian rural society.
Recognition of the historical-architectural value of small towns nearly always corresponds to a state of neglect and degradation, dictated by the repercussions of war, hydrogeological disruptions, new economic models and the gradual migration of the population to the cities. These effects have progressively “transfigured” rural towns (and farmhouses) into a system of ruins, architectures stripped of their function and the symbolism for which they were conceived.
The Sicilian landscape has «mutated» (once more), presenting today the characteristics of what we could define as contemporary archaeology. It is landscape that has suffered and perhaps continues to suffer, first the effects of the construction and then abandonment of the utopian project of rural towns.
Parole chiave
Full Text
PDFDOI: https://doi.org/10.14633/AHR234
Refback
- Non ci sono refbacks, per ora.
Copyright (c) 2020 Rossana Caniglia

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0 International License.
........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
ArcHistoR è una rivista open access e peer reviewed (double blind), di Storia dell’architettura e Restauro, pubblicata con cadenza semestrale dall'Università Mediterranea di Reggio Calabria (Laboratorio CROSS - Storia dell'architettura e Restauro, dAeD - Dipartimento di Architettura e Design).
ISSN 2384-8898

Comitato scientifico internazionale
Maria Dolores Antigüedad del Castillo-Olivares, Monica Butzek, Jean-François Cabestan, Alicia Cámara Muñoz, David Friedman, Alexandre Gady, Jörg Garms, Miles Glenndinning, Mark Wilson Jones, Loughlin Kealy, Paulo Lourenço, David Marshall, Werner Oechslin, José Luis Sancho, Dmitrij O. Švidkovskij
Comitato direttivo
Tommaso Manfredi (direttore responsabile), Giuseppina Scamardì (direttrice editoriale), Antonello Alici, Salvatore Di Liello, Fabrizio Di Marco, Paolo Faccio, Mariacristina Giambruno, Bruno Mussari, Annunziata Maria Oteri, Francesca Passalacqua, Edoardo Piccoli, Renata Prescia, Nino Sulfaro, Fabio Todesco, Guglielmo Villa
. 

2.jpg)











. 
.

