Patrimonio costruito come risorsa culturale: esperienze didattiche di restauro architettonico
Abstract
La salvaguardia e il mantenimento dell’identità culturale di un territorio passa attraverso il riconoscimento delle peculiarità architettoniche paesaggistiche e antropologiche di questo stesso.
È quello che è stato chiamato riconoscimento del genius loci. Il pericolo è quello della "progressiva" dimenticanza di questi elementi fondamentali, perduti per far posto ad "elementi tipo”, appartenenti ad una realtà in un certo qual modo "virtuale", e che manca di materia, di singolarità di specificità. Lo studio e l’individuazione di “monumenti, siti in centri storici abbandonati o in via di abbandono, ruderi architettonici privi quasi del tutto di “significato”, la loro conservazione con nuovi usi, può essere il modo per raggiungere l’obiettivo, solo se la procedura di conoscenza, analisi, intervento di restauro, progetto di riuso, in sintesi progetto di restauro e architettura soddisfa, dopo averli riconosciuti i reali bisogni dei fruitori di questi cosiddetti "nuovi monumenti". Il pericolo reale, è quello di creare da paradigmi antichi riconosciuti in linguaggi semantici che via via si vanno perdendo, tante “nuove “unità architettoniche, urbane non integrate con il paesaggio, che non sono “realmente utili” e che mancano di un collegamento ad un piano generale complessivo. Ritrovare antichi mulini situati sui sistemi interni montani, opifici industriali esistenti lungo le linee costiere calabresi, antichi forti posti come roccaforti: il restauro di queste emergenze può avere un esito duraturo nel tempo se si realizza insieme ad un piano più generale costituito dalla progettazione e realizzazione di vie e percorsi ecosostenibili di collegamento nel territorio.
Built Heritage as a Cultural Resource: Didactic Experiences of Architectural Restoration
The preservation and maintenance of the cultural identity of a territory passes through the recognition of the architectural landscape and anthropological peculiarities of the area, so called “recognition of the genius loci”. The risk is of the gradual loss of memory of these fundamental elements, which are being mainly replaced by standard elements, belonging to a substance of “virtual” poor, both in singularity and specificity.
The study and identification of "monuments, settled in historical centres which are abandoned, or, in the process of abandonment, architectural ruins almost completely devoid of" meaning ".
Their preservation with new functions can be the way to reach the goal, only if the knowledge procedure of restoration, restoration work analysis, and reuse project- in other words – the restoration and the architecture project satisfy the real needs of the users of these so-called new monuments. The real risk is that of creating ancient paradigms, recognised in semantic languages, that are gradually being lost, numerous "new" urban architectural units which are not integrated with the landscape, which are not "really useful" and which do not provide a connection to an overall masterplan. Rediscovering ancient mills located on the internal mountain areas, industrial factories existing along the Calabrian coastlines, ancient powerfully-built places such as fortresses: the restoration of these buildings can have a lasting outcome over time when completed together with a more general plan including the realisation of eco-sustainable routes and connection routes within the surrounding territory.
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PDFDOI: https://doi.org/10.14633/AHR158
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Copyright (c) 2019 Alessandra Maniaci

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ArcHistoR è una rivista open access e peer reviewed (double blind), di Storia dell’architettura e Restauro, pubblicata con cadenza semestrale dall'Università Mediterranea di Reggio Calabria (Laboratorio CROSS - Storia dell'architettura e Restauro, dAeD - Dipartimento di Architettura e Design).
ISSN 2384-8898

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