Il palazzo del Principe. Idee e progetti dall’accademismo sperimentale fiorentino ai disegni di Borromini, con note sull’Album di Giovanni Vincenzo Casale

Marisa Tabarrini

Abstract


I progetti irrealizzati di Borromini per palazzo Pamphilj e per palazzo Carpegna sono stati relegati nel genere delle architetture ideali per la grandiosità della concezione e per la complessità tipologica che anticiperebbero gli sviluppi dell’architettura regia del Sei-Settecento. In realtà, passando in rassegna i modelli di palazzo per il principe nella progettazione e nella trattatistica rinascimentale, si può dimostrare che Borromini tenne conto di una lunga tradizione architettonica per committenze di alto rango, culminata nella seconda metà del Cinquecento nello sperimentalismo grafico degli Accademici del Disegno. A tale ambito accademico si riconducono qui i due progetti per palazzo Barberini, quello attribuito dal Wittkower a Pietro da Cortona, e quello su disegno allegorico di Orazio Busini, ancorati a una schematica visione tardorinascimentale. Per evidenziare il peso specifico di questo filone progettuale sulle elaborazioni borrominiane si segnalano in particolare le somiglianze dei progetti per palazzo Carpegna con la serie di palazzi ideali dell’Album di Giovanni Vincenzo da Casale, segretario dell’Accademia del Disegno al tempo del suo apprendistato col Montorsoli. Si conclude da tali confronti che la novità nei progetti di Borromini per palazzo Carpegna e per palazzo Pamphilj viene dall’attivazione dinamica in senso barocco-brandiano di schemi tradizionali, che sbloccati dalla rigida maglia modulare, mettono in relazione simpatetica interno ed esterno.


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DOI: https://doi.org/10.14633/AHR001

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